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creato da G. Visetti * diretto da F. Fontanella


Clematis vitalba (vitalba)


Clematis vitalba (vitalba)


Clematis vitalba (vitalba)


Clematis vitalba (vitalba)

Scheda naturalistica


Famiglia: Ranunculaceae

 Clematis vitalba L.

Nome comune: vitalba, viorna.

Nome inglese: old man's Beard, traveller's joy.

Nome locale: vitavile, fuoco muòrto.

Descrizione: pianta lianosa, perenne, caducifoglia, dimensioni 2-15 m. Fusto legnoso, volubile, fascicolato, con corteccia grigiastra; rami giovani erbacei, più o meno pelosi, angolosi, di colore verde-violetto. Foglie opposte, imparipennate con 3-5 segmenti molli, peduncolati, lamina da lanceolata a ovale, margine variabile: intero, dentato, lobato. Fiori profumati, numerosi, riuniti in pannocchia; petali bianco-giallicci, ellittici, pelosi sotto e sopra. Semi ad achenio più o meno fusiforme con caratteristica resta piumosa, lunga 2-3 cm, di colore argenteo.

Habitat: cresce nell’intervallo altimetrico tra 0 e 1300 metri s.l.m. Nei boschi di caducifoglie, nelle siepi, anche in ambiente disturbato lungo le vie e tra i vecchi ruderi.

Periodo fioritura: Maggio-Agosto

note: specie comune nei Monti Lattari, in penisola sorrentina e isola di Capri.

La pianta è tossica, contiene al suo interno un liquido caustico che se fregato sulla pelle provoca intenso rossore, prurito e dolorose piaghe.

La notevole nocività dell'essenza è, quasi certamente, alla base della radicata credenza, in alcuni anziani dei Monti Lattari, che la vitalba sia portatrice della malattia virale herpes zoster, comunemente nota come "fuoco di Sant'Antonio". L'ingenuo equivoco si spiega facilmente ammettendo che le ulcere prodotte dal succo di vitalba sono molto simili all'eruzione cutanea sintomo dalla malattia. A conferma di ciò altri anziani raccontano che in passato per ottenere licenze o farsi riformare dal servizio militare erano soliti strofinarsi sulla schiena succo di vitalba. L'irritazione e le piaghe così indotte erano scambiate dai medici militari per il "fuoco di Sant'Antonio", notoriamente molto contagioso, che per questo concedevano lunghi periodi di riposo o, nel migliore dei casi, l'esonero dalla naia. La vitalba fu usata allo stesso modo anche per ottenere esoneri dal lavoro in fabbrica e giorni di riposo per malattia. In alcuni casi le piaghe prodotte dal succo della pianta simulavano bene anche le scottature, circostanza riferita da anziani ex operai dell'industria conserviera Cirio, produttrice di pomodori in scatola, di Castellammare di Stabia.

La vitalba è stata usata anche come materia prima per intrecciare cesti, per tale uso i rami volubili devono essere raccolti nel periodo autunno-inverno quando la pianta è in riposo vegetativo.

Specie simile: Clematis flammula (fiammola): si distingue facilmente per il portamento minore, le foglie 2-pennatosette, persistenti, i petali pelosi solo di sotto, i semi di forma discoidale con resta piumosa più breve.

Potrebbe interessarti: Vitalba (piante alimentari).

Testi consultati:

1) CAPUTO G., et al., 1994; 2) CHIUSOLI A., et al., 1979; 3) FIORI A., 1923-1925a; 4) NORTH P. (a cura di), 1973; 5) PIGNATTI S., 1982; 6) RICCIARDI M., 1996; 7) SAVO V., 2010; 8) ZANGHERI P., 1976.

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Clematis vitalba (vitalba)


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Immagini e testo a cura di Ferdinando Fontanella


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