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Banco di Santa Croce, patrimonio naturalistico conteso

(di Ferdinando Fontanella, articolo pubblicato il 17 luglio 2012 nell'edizione on-line del periodico 'il Gazzettino Vesuviano')


Il mare, si sa, è il custode di tanti tesori, che non sempre sono beni materiali, come forzieri ricolmi d’oro o antiche e aitanti statue bronzee. Spesso il patrimonio conservato è qualcosa di ancora più importante, che va ben oltre il valore storico, artistico o economico, si tratta di luoghi in cui le particolari condizioni ambientali consentono alla vita marina di prosperare magnificamente.

A questa categoria appartiene il Banco di Santa Croce, un piccolissimo arcipelago sommerso, un complesso di scogli calcarei, che si erge da un fondale sabbioso di circa 50 metri di profondità. Il Banco è situato al largo, a 500 metri dalla costa, della località Capo Orlando, a Vico Equense, nei pressi dello stabilimento balneare privato “Bikini”. Gli scogli di Santa Croce sono disposti a formare una superficie pressappoco circolare, dal diametro approssimativo di 50 metri, solcata da un dedalo di cavità e corridoi profondi che dal fondale giungono a quasi 10 metri dalla superficie.

Il complesso costituisce una secca, dove la navigazione è ostacolata per la sopraelevazione del fondo marino, da sempre nota ai naviganti del golfo di Napoli che evitano il passaggio in zona con le imbarcazioni più grandi.

La notorietà del Banco di Santa Croce non è, però, da associare solo alla pericolosità, bensì alla ricchezza di forme di vita. Una miriade di alghe, spugne, coralli prospera sulla superficie degli scogli, l’acqua è ricca di plancton, condizioni necessarie per la sopravvivenza di una copiosa fauna. Numerosi pesci, crostacei e molluschi, trovano al Banco i requisiti ideali per il nutrimento, il rifugio e la riproduzione. Anche i pescatori dunque, conoscono da lungo tempo e bene questo luogo, dove la cattura di una cernia, una ricciola, un polpo o un’aragosta non è impresa difficile.

Da qualche anno la ricca biodiversità della secca attira particolarmente i sub, non tutti però sono interessati alla pesca, molti infatti sono quelli in cerca di bellezza. Il Banco di Santa croce è diventato una delle tappe “obbligatorie” per gli appassionati di subacquea, le immersioni offrono scenari mozzafiato, sembra di visitare una foresta sommersa popolata da coralli ramificati, una moltitudine di sinuosi spirografi e pesci variegati, un ambiente dal fascino esotico che trova pochi eguali in tutto il Mediterraneo.

Un vero e proprio tesoro della natura dunque, uno scrigno prezioso, che ha purtroppo e inevitabilmente attirato le morbose attenzioni dei curiosi e l’avidità degli speculatori, cose che potrebbero essere fatali alla conservazione. Le peculiarità, le problematiche odierne e gli scenari futuri del Banco di Santa Croce sono stati perciò al centro di una manifestazione organizzata dall’Associazione J. Cousteau e dalla Lega Navale, presso il chiostro della SS.Trinità a Vico Equense, nei giorni 14 e 15 luglio 2012. Una due giorni in cui l’importanza e la bellezza naturalistica del luogo è stata mostrata ai tanti partecipanti tramite l’ostensione di numerose fotografie scattate dai coniugi Enrico e Rosaria Gargiulo in oltre quaranta anni di immersioni al banco. Scatti di pregevole fattura, importantissimi documenti che testimoniano i cambiamenti che hanno interessato il banco dagli anni sessanta ad oggi. Particolarmente gradevole, e apprezzata, la proiezione di spettacolari documentari subacquei, girati sulla secca dagli esperti dall’associazione Cousteau.

Il momento di maggiore interesse è stato tuttavia il congresso che ha chiuso la manifestazione, i relatori della serata: il direttore dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, Antonino Miccio, l’assessore di Vico Antonio Di Martino, i professori Sandulli e Russo dell’Università Parthenope di Napoli e il ricercatore Valerio Zupo della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Tra gli ospiti anche gli atleti di Ecoonda, che per protestare contro gli scempi e gli abusi fatti al mare della Penisola Sorrentina, hanno nuotato per quasi 50 chilometri da Positano a Castellammare di Stabia.

Parole dure sono state pronunciate dall’econuotatore Luca Castellano che non ha esitato a definire il mare della penisola ai limiti della balneabilità, in alcuni tratti una vera e propria fogna, denunciando poi anche il grave stato di anarchia e speculazione in cui versano tutti i lidi e gli approdi lungo la costa, molti divenuti impraticabili perché i gestori privati, in barba alla legge, vietano l’accesso gratuito alla battigia.

Il direttore Miccio ha invece denunciato il grave stato di abbandono e mancanza di fondi in cui versano gli enti di ricerca e la aree naturali protette in Italia, allo stato attuale rischiamo di perdere un grande patrimonio che, insieme alla cultura e alla storia, potrebbe risollevare le sorti della nazione. Peccato che gli economisti al potere non siano dello stesso avviso.

Gli interventi di Sandulli e Zupo hanno illustrato in modo chiaro la complessità e la ricchezza naturalistica del Banco di Santa Croce, che annovera oltre 500 specie di esseri viventi. Gli studiosi hanno definito il Banco una sorta di paradosso, perché la sua esistenza è strettamente connessa allo sversamento a mare dei reflui del Sarno, distante appena 4 chilometri, tristemente noto per essere il fiume più inquinato d’Europa. Secondo i dati scientifici raccolti, in ricerche fatte alla fine degli anni novanta e nel primo decennio del duemila, sarebbe proprio la grande quantità di sostanza organica apportata dal fiume ad alimentare il complesso sistema ecologico. Il delicato equilibrio naturale della zona potrebbe perciò essere minacciato dai lavori di depurazione del Sarno, qualora fossero portati a termine con successo.

Decisamente interessante anche la relazione di Russo che ha chiarito la travagliata storia del Banco per quanto riguarda gli aspetti gestionali e legislativi. Attualmente, ha spiegato il professore, l’area è una Zona di Tutela Biologica (ZTB), istituita nel lontano 1993 dall’allora Ministero della Marina Mercantile, la superficie di tutela è stata successivamente ampliata nel 2009 dall’attuale Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, competente in materia di pesca. La ZTB è gestita da una commissione unica nazionale, è importante perché vieta categoricamente la pesca sulla secca, ma è solo parzialmente efficace perché non è stata formulata secondo i moderni criteri di tutela e gestione previsti già nel 1991 dalla Legge quadro selle aree protette. Dal 1995 il Banco di Santa Croce rientra nel perimetro del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Penisola Sorrentina e Isola di Capri”, istituito ai sensi della direttiva comunitaria “Habitat” nel 1992, e fa parte della Rete Natura 2000.

Nel 1997 è istituita dal Ministero dell’Ambiente l’Area Marina Protetta di Punta Campanella, purtroppo per la poca lungimiranza della politica locale il banco non ne rientra a far parte restando sospeso in un limbo d’incertezza. Nel 2010 il Banco diventa Oasi blu e il comune di Vico Equense ne assume la gestione stipulando una convenzione con la Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia. A tal proposito l’assessore Di Martino ha spiegato che il comune è già intervenuto con l’installazione di una boa di segnalazione, e intende a breve regolamentare l’accesso al sito. La prospettiva però non trova pienamente d’accordo le agenzie di subacquei che accompagnano a pagamento i turisti, favorevoli invece le associazioni volontarie che pretendono però che i regolamenti siano ferrei, basati su dati oggettivi e, soprattutto, mirati ad aumentare la tutela del Banco e non ad incrementarne il potenziale turistico.

Lo stimolante simposio si è concluso con un costruttivo dibattito pubblico in cui il numeroso pubblico ha posto domande agli esperti relatori. La platea ha palesato molta preoccupazione e diffidenza per alcune notizie circa la gestione della secca e il possibile impianto in zona di allevamenti di pesci e mitili. L’opinione degli esperti in merito è stata categorica, interventi di questo tipo potrebbero compromettere seriamente gli equilibri e determinare la morte del piccolo ecosistema.

I timori espressi dal pubblico nascono da un progetto denominato “Banco Santa Croce ‘Biocomplexity’” proposto alcuni mesi fa dall’Associazione Cephalopod Research – ONLUS di Napoli, che annoverava come partner associati il Dipartimento di Archeologia Subacquea – Restoring Ancient Stabiae Foundation “RAS” di Castellammare di Stabia, la Scarselli & C. SAS di Vico Equense, proprietario dello stabilimento “Bikini”, e la Delegazione Provinciale Napoli dell’Associazione Marevivo, partecipazione in seguito clamorosamente smentita, nel giugno scorso, da un comunicato ufficiale nazionale in cui si leggeva che “Marevivo ribadisce la propria volontà di non aderire al “Progetto BSC Biocomplexity”, non avendo dato alcuna autorizzazione a partecipare”.

Il responsabile del progetto “BSC Biocomplexity” per l’Associazione Cephalopod Research, raggiunto telefonicamente, ha ribadito che le loro intenzioni erano finalizzate semplicemente allo studio scientifico della zona, ed ha aggiunto che il progetto in questione è stato definitivamente ritirato.

La sensazione generale, uscendo dalla sala conferenze, non è positiva. Il futuro del Banco di Santa Croce è minacciato da troppi interessi ed insensate incertezze gestionali. Una soluzione auspicabile e seria potrebbe essere quella di annettere questa preziosa risorsa nel perimetro dell’Area Protetta di Punta Campanella e lasciare la gestione all’ente. Perché se così non fosse ogni sforzo e ogni finanziamento potrebbero essere infruttuosi. Del resto come sosteneva Seneca “Non esistono venti favorevoli per chi non sa dove andare”.

Twitter: @nandofnt

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