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Corbezzolo, pianta d’Italia

(di Ferdinando Fontanella, 2009. da: Il Gazzettino Vesuviano. Anno XXXIX – N. 37, Pag. 13.)


CorbezzoliSe mi venisse chiesto di preporre una pianta che identifichi l’Italia nel mondo, credo proprio che sceglierei il corbezzolo.

Si tratta di una specie diffusissima nella nostra penisola, caratteristica della regione mediterranea cresce dal livello del mare fino a 700-800 metridi quota. Un arbusto dalla corteccia rossastra e squamosa, molto ramificato che prospera nel sottobosco e nelle zone soleggiate della macchia mediterranea, raggiungendo solitamente i 2-3 metri d’altezza, ma in determinate condizioni ambientali favorevoli assume portamento arboreo arrivando ad altezze maggiori.

Virgilio nelle Georgiche indica questa pianta semplicemente col nome arbustus ossia arbusto, mentre Plinio il Vecchio lo denomina unedo, da unum tantum edo, cioè ne mangio uno solo, per indicare che il frutto, una bacca polposa dal sapore leggermente acidulo, che ricorda i frutti del Sorbo (Sorbus domestica L.), sebbene buono da mangiare ha spiccate proprietà astringenti e non è gradevolissimo e quindi è consigliabile “mangiarne uno”. Dall’unione di questi due antichi termini deriva il nome scientifico della specie Arbutus unedo L. deciso nel 1753 dal naturalista svedese Linneo. Mentre il sapore simile alle sorbe e il ruvido rivestimento del frutto hanno ispirato il nome dialettale “sovera pilosa” in uso in tutto il napoletano.

La leggenda vuole che fu proprio il corbezzolo ad ispirare i colori della bandiera nazionale, il verde il bianco e il rosso del nostro tricolore sarebbero rispettivamente quello delle foglie, dei fiori e dei frutti maturi del corbezzolo. Questa particolare vivacità cromatica, che da un tocco di calore e colore al grigiore autunnale, è dovuta alla curiosa caratteristica di quest’arbusto sempreverde di fiorire da settembre a dicembre e fruttificare da agosto a novembre dell’anno successivo, quindi capita che nel periodo autunnale siano presenti contemporaneamente sulla stessa pianta i frutti maturi e i fiori per i frutti dell’annata successiva.

Il corbezzolo rappresenta benissimo anche la caparbia volontà di noi italiani a non arrenderci alle difficoltà della vita. È una specie resistentissima che ha una grande capacità di rigenerazione, potremmo definirla l’Araba Fenice delle piante è, infatti, tra le prime specie a riprendersi dopo gli incendi. Il passaggio del fuoco riduce in cenere la parte aerea della pianta che in poco tempo però rigenera nuovi rami dai polloni radicali e nel volgere di soli due anni è in grado di fruttificare nuovamente.

Infine questa pianta potrebbe essere il simbolo della nostra generosità, i dolci frutti maturi, prodotti in grande quantità, rappresentano una delle poche fonti di sostentamento autunnale per la fauna selvatica. Uccelli, mammiferi e insetti se ne cibano in gran quantità preparandosi così al meglio per affrontare il duro e freddo inverno che verrà.

Twitter: @nandofnt


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