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'O papagno, una pianta dimenticata

(di Ferdinando Fontanella da: Racconti di un naturalista stabiese - 2010)


PapaveroIl sole non è ancora sorto quando Mastro Ciccio si sveglia, tra qualche ora il cantiere navale lo chiamerà col suo fischio al duro lavoro da operaio, prima però deve badare agli animali nella stalla e al raccolto del piccolo podere di famiglia.

Esce cautamente, per non svegliare i quattro figli e la moglie che dormono nella stessa stanza. Si reca in cucina dove ha già preparato in un angolo la bacinella per lavarsi e su una sedia gli abiti da indossare.

Prima di uscire è meglio mangiare qualcosa, nella credenza deve esserci ancora un pezzo di quel buon pane ai semi di papagno, una novità comprata nella bottega di Caterina ‘a panettera.

Appena la porta si chiude Donna Manuela, che si era appapagnata per altri cinque minuti, apre gli occhi, tra un po’ il marito deve andare a lavorare gli deve preparare ‘a marenna, che mangerà all’ora di pranzo. Ieri ai margini del campo coltivato a fagioli ha visto parecchi papagni, se si sbriga può raccoglierli e farli sfritti.

Quando Mastro Ciccio e Donna Manuela tornano i figli ancora dormono. Il piccolo Giorgio questa notte ha riposato bene, bisognerà ringraziare la signora Concettina, il decotto di papagno che ha preparato ha funzionato. 

Il profumo e il crepitio dell’aglio, dell’olio e del peperoncino sfritti da Donna Manuela fanno svegliare la piccola Carmelina e le sorelle ‘Ntunetta e Rafilina. Il loro primo pensiero non è certo per la scuola, tra un po’ dovranno andarci prima, però, c’è il tempo per giocare con la bambolina costruita col fiore del papagno, che bella, somiglia tanto ad una ballerina spagnola.

La giornata è ormai iniziata, in lontananza si sente la voce della città che si ridesta, ecco Geretiello ll'acquaiuolo col suo bel cavallo Barone. Donna Manuela sentendolo arrivare prende ‘a langella e corre in strada per farsela riempire d’Acqua della Madonna.

Ad un tratto si sente un gran baccano, ancora una volta Pascale e Vicienzo, i figli scalmanati della Cummarella Olga, si azzuffano, per fortuna arriva il padre ‘o Cumpariello Vittorio che con due papagni li zittisce.

Ecco ‘o sisco do cantiere, sono le sette e trentacinque, alle otto inizia il turno, bisogna sbrigarsi.

Come testimonia il breve racconto appena letto, il papagno è tante cose. Prima di tutto è una pianta la voce dialettale napoletana è, infatti, l’equivalente dell’italiano papavero.

Nel vesuviano e in penisola sorrentina abbonda il papavero comune o rosolaccio (Papaver rhoeas) ne esistono due sottospecie facilmente distinguibili. La più comune è caratterizzata da una chiazza nera alla base dei petali scarlatti (sottospecie rhoeas) mentre la meno frequente non ha la chiazza scura (sottospecie strigosum).

Il papavero comune è una pianta erbacea, annuale, che cresce nei coltivi come infestante, lungo le strade di campagna, nelle fessure dei vecchi muri a secco, tra i ruderi e nelle macerie. Meno abbondante è il papavero domestico (Papaver somniferum) questa specie si distingue dalla precedente per l’aspetto più robusto, per le foglie cauline che abbracciano il fusto e per il colore dei petali che possono essere bianchi, rosei, violetti. 
Questa pianta, anch’essa annuale, è stata coltivata in passato per le sue proprietà medicinali si tratta, infatti, del famoso papavero da oppio, come specie ornamentale e per la produzione di semi dall’ottimo aroma. 

Papagno è poi un modo di dire, il termine è usato per indicare un pesante schiaffo inferto a mano aperta ed indirizzato al volto, tale da stordire chi lo riceve, così come stordisce l'oppio contenuto nel papavero. L’espressione appapagnarsi è invece l’equivalente dell’italiano appisolarsi e fa riferimento sempre alle proprietà anestetiche del papavero.

Papagno è anche una medicina, anticamente col papavero si preparavano dei decotti usati per calmare e facilitare il sonno dei bambini. La parola papavero deriva, infatti, dal celtico papa, ossia pappa. Il papagno è una pietanza, la pianta raccolta quand’è ancora giovane, cotta e condita è un’ottima verdura. Ottimi come spezie sono i semi.

Infine il papagno è un gioco, usando i fiori di quest’eccezionale pianta è possibile realizzare una piccola ballerina di flamenco.

Twitter: @nandofnt


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