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creato da G. Visetti * diretto da F. Fontanella

 


L'ulivo saraceno di Camilleri

(Olea europaea L.)


Olivo

Il grande scrittore siciliano Andrea Camilleri nel costruire la personalità del commissario Salvo Montalbano, protagonista di numerosi e fortunatissimi romanzi, ha voluto infondergli una particolare adorazione per l’olivo. Montalbano venera un grande e vetusto albero che, in un chiaro omaggio a Pirandello, chiama «saraceno».

Per il commissario di Vigata lo “storto olivo saraceno che gli faceva simpatia” diventa rifugio dalle tribolazioni quotidiane e “quando non aveva gana d'aria di mare, sostituiva la passiata lungo il braccio del molo di levante con la visita all'arbolo d'ulivo”.

Montalbano ha con la pianta un rapporto straordinario e intenso “Assittato a cavasè sopra uno dei rami bassi, s'addrumava una sigaretta e principiava a ragionare sulle facenne da risolvere. Aveva scoperto che, in qualche misterioso modo, l'intricarsi, l'avvilupparsi, il contorcersi, il sovrapporsi, il labirinto insomma della ramature, rispecchiava quasi mimeticamente quello che succedeva dintra alla sua testa, l'intreccio delle ipotesi, l'accavallarisi dei ragionamenti.

La sensibilità del commissario riesce a carpire all’albero il segreto del suo meraviglioso fenotipo “più lo taliava, più l'ulivo gli si spiegava, gli contava come il gioco del tempo l'avesse intortato, lacerato, come l'acqua e il vento l'avessero anno appresso anno obbligato a pigliare quella forma che non era capriccio o caso, ma conseguenza di necessità.” Montalbano e l’olivo diventano metafora dell’ancestrale legame uomo-natura. 

Il mitico albero voluto da Camilleri è, purtroppo, atteso da una cattiva sorte; l’amore e il rispetto del commissario non bastano a tutelaro e, come accade ai corrispettivi nella realtà, soccombe per la costruzione di una villetta abusiva: “Quando arrivo' nella parte di darre' la villetta, ando' a sbattere contro quella che sulle prime gli parse una troffa di spinasanta. Punto' la pila, talio meglio e fece un urlo. Aveva visto un morto. O meglio, un moribondo. Il grande aulivo saraceno era davanti a lui, agonizzante, dopo essere stato sradicato e getta 'n terra. Agonizzava, gli avevano staccato i rami dal tronco con la sega elettrica, il tronco stesso era stato gia' profondamente ferito dalla scure. Le foglie si erano accartocciate e stavano seccando. Montalbano si rese conto confusamente che si era messo a chiangiri, tirava su il moccaro che gli nisciva dal naso aspirando a sussulti come fanno i picciliddri. Allungo' una mano, la poso' sul chiaro di una larga ferita, senti' sotto il palmo ancora tanticchia d'umidita' di linfa che se ne stava andando a picca a picca come fa il sangue di un uomo che muore dissanguato. Levo' la mano dalla ferita e stacco' 'na poco di foglie che fecero ancora resistenza, se le mise in sacchetta. Poi dal chianto passo' ad una specie di raggia lucida, controllata ...”.

Ferdinando Fontanella

Twitter: @nandofnt


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