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La folle tratta degli olivi secolari

(di Ferdinando Fontanella da: Racconti di un naturalista stabiese - 2010)


Olivo secolare, rotatoria penisola sorrentinaL’olivo (Olea europaea) è una delle piante più preziose per il genere umano, tanto da essere considerata un dono divino.

La mitologia racconta di come il dio del mare Poseidone e la dea della sapienza Atena, si contendessero il diritto di dare il nome alla capitale dell’Attica. Per risolvere la perigliosa disputa si decise di organizzare una gara. Chi tra le due divinità avesse donato alla città l’oggetto più utile avrebbe avuto il diritto di darle il proprio nome.
Poseidone donò un bellissimo cavallo, mentre Atena offrì il primo albero di olivo adatto ad essere coltivato. Il popolo scelse l’albero e la città fu chiamata Atene, un dono così prezioso assicurava cibo, legna e soprattutto olio.

Nella cultura cristiana all’olivo è concesso un ruolo da vero protagonista, nella genesi è scritto che fu un ramoscello di quest’albero portato da una colomba a far capire a Noè che l’ira del signore si era placata. L’olio santo poi, accompagna la vita di ogni credente: è utilizzato per il battesimo, nella cresima e nell’ultimo sacramento detto appunto estrema unzione. Il nome stesso di Cristo deriva dal greco khristòs che significa colui che ha ricevuto l’unzione dell’olio santo.

Anche in letteratura non mancano riferimenti importanti che testimoniano l’amorevole rispetto per questa pianta, come non ricordare il camilleriano aulivo saraceno del Commissario Salvo Montalbano.

Tutta la devozione che proviamo per quest’albero è essenzialmente legata alla sua utilità, infatti, per i contadini di un tempo un’ottima raccolta di olive e una buona provvista di olio rappresentavano il bene più prezioso.

Peccato, però, che oggi una nuova moda in fatto di architettura dei giardini sta facendo scempio di importanti alberi secolari. Sempre più spesso vediamo le piazze delle nostre città e i giardini delle ville dei ricchi d’Italia abbelliti da aiuole dove troneggiano immensi olivi. Anche agli occhi dei più inesperti appare evidente che si tratta di alberi centenari e in taluni casi millenari. A pensarci bene, quale vivaio ha una storia così antica da poter vendere piante così vetuste? La risposta è semplice, nessuno.

I giganteschi olivi non sono piante da vivaio, sono alberi rapiti alle loro terre di origine, le loro radici strappate alla storia, una vera offesa alla memoria di chi li ha piantati e amorevolmente curati. Terra di conquista per i predoni di alberi sono le regioni del Sud Italia e paesi europei come la Grecia e la Spagna.

Possibile che i privati cittadini e chi amministra il verde pubblico dei nostri comuni, ignorino questo drammatico problema e finanziano bande senza scrupoli di criminali, che strappano a terre già martoriate, un’importante risorsa naturalistica.

Più saggio ed economico, un olivo secolare costa migliaia di euro, sarebbe piantare giovani alberi che crescendo con noi, con i nostri figli, ci accompagneranno verso un futuro si spera migliore.

Twitter: @nandofnt


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