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Una domenica al Vesuvio

(di Ferdinando Fontanella da: il Gazzettino Vesuviano - n. 18, 26 maggio 2011)


Domenica 3 aprile 2011. Affacciato al balcone guardo incantato il mare della baia di Castellammare, il paesaggio è dominato dal Vesuvio che risalta nitido nei suoi 1281 metri d’altezza, alla sua destra fa capolino l’antica spalla del Somma. Respiro a fondo. Una brezza leggera, odorosa di mare e primavera, mi consegna un messaggio del vulcano che mi invita ad andare da lui.

Castellammare di Stabia, il Vesuvio sullo sfondo

(la baia di Castellammare di Stabia)

Devo sbrigarmi, la stazione dista qualche chilometro, cammino veloce per il dedalo di viuzze fumose e odorose di carciofi del centro storico, una sola breve sosta per rifornirmi d’acqua alla sorgente sul porto. Il vecchio treno arriva, sferragliando e cigolando, dalla penisola sorrentina. Le carrozze sono tutte stracolme di una vociante umanità che, ad occhio, smisto nelle seguenti due categorie:

1) turisti, inconfondibili, nella classica abbronzatura inesistente, messa in risalto da pantaloncini corti, magliette e sandali.
2) tifosi diretti alla partita del Napoli, riconoscibilissimi, per lo specifico marchio di fabbrica, una N bianca in campo azzurro, appiccicato dappertutto.

Un quarto d’ora e i vagoni iniziano a svuotarsi, un terzo dei passeggeri scende alla stazione di “Pompei scavi”, indimenticabile il chiacchiericcio emozionato che si è propagato dopo “Moregine” quando dai finestrini opachi si sono intraviste le sagome delle domus dell’eterna città. Peccato che noi indigeni non siamo più capaci di emozionarci per tanta straordinaria bellezza!

Ancora quindici minuti e un altro terzo dei viaggiatori, ed io con loro, scende alla stazione di “Ercolano scavi”. Quello che resta del treno, diventato una succursale dello stadio San Paolo, prosegue tranquillo tra cori e risate. Appena fuori la stazione di Ercolano un ragazzo ripete meccanicamente la stessa identica frase <<The ticket for Vesuvius bus>> indicando una casupola dove è possibile acquistare il tagliando per un taxi collettivo che, con cinque euro ed in trenta minuti, ti trasporta al piazzale del Gran Cono.

Il tragitto è una carrellata di immagini: un’antica via, lastricata in basoli, soffocata da moderni e squadrati palazzoni che celano la vista del mare; un nodoso e vetusto albicocco, dispensatore delle saporite crisommole, ridotto a misero albero ornamentale, ultimo superstite del prolifico frutteto spazzato via per far posto alla villetta monofamiliare; più in là un’antica casa colonica dal caratteristico tetto a botte, essenziale e aggraziata, oggi diroccata e abbandonata; un muretto a secco, fatto di neri blocchi di lava, rimpiazzato dal vile cemento armato; filari di viti ancora fruttificano nel fertile podere non più coltivato; ai margini della strada le odorose ginestre, decantate da Leopardi, fanno a gara con quel che resta della copula fugace: fazzoletti, profilattici e vecchi giornali.

Turisti al Vesuvio

(gruppo di turisti al Gran Cono del Vesuvio)

All’ingresso del piazzale del Gran Cono, a quota 1000 metri, si vendono cibarie varie e banali souvenir e tra i manufatti in “similpietra vesuviana” risalta su sciarpe, cappelli, magliette e mattonelle quella N bianca in campo azzurro, ancora una volta ho come l’impressione di essere diretto allo stadio. Pochi passi, tra una lunga serie di automobili e autobus allineati in bella mostra come in una rivendita di usato garantito, per arrivare alla biglietteria, posizionata poco oltre una fila di bagni chimici il cui utilizzo è strettamente consentito solo al pubblico pagante.

Biglietteria Gran Cono Vesuvio

(il piazzale del Gran Cono al Vesuvio)

Anche per accedere al sentiero si paga, otto euro. “Un po’ esoso” penso ad alta voce e la ragazza al di là del vetro è lesta a precisare che nell’ingresso è compreso obbligatoriamente il servizio delle esclusive guide vulcanologiche. Prima di accedere al sentiero è necessario superare una strettoia, ancora una casupola per la vendita di souvenir, un funzionario al cancello che stacca il biglietto, ed ecco l’imbocco del ripido cammino.
Entrando immagino d’incontrare la guida che mi deve accompagnare ed invece ecco un gruppo di persone che offre bastoni in legno a spaesati turisti, qualcuno chiede se deve pagare <<una regalia al ritorno, anche un solo centesimo>> questa la risposta. Mi informo per la guida e scopro che aspetta su in cima, in una casetta a quota 1180 metri.

Sento il bisogno di affacciarmi, voglio ammirare il paesaggio per riallacciare l’anima alla straordinaria natura del posto, il maestoso spettacolo della Valle del Gigante mi rinfranca immediatamente. Si tratta di un eccezionale anfiteatro naturale, quel che resta di un remoto vulcano, che oggi chiamiamo Monte Somma, il custode delle lave più antiche affioranti nel territorio. Il Vesuvio è nato proprio nella caldera, un’enorme voragine, formatasi dopo l’ultima violenta eruzione esplosiva, avvenuta circa 18.000 anni fa, di questo remoto vulcano. Sul margine frastagliato del semirecinto la “Punta Nasone”, maestosa come il naso di Cyrano, con i suoi 1131 metri segna il punto più alto del Somma.

Vesuvio: valle del gigante e punta nasone

(la Valle del Gigante e la Punta Nasone del Somma)

Inizio l’ascensione lentamente, frotte di turisti mi sorpassano e tirano dritto arrancando per la sdrucciolevole salita, qualcuno scivola e impreca in una lingua a me ignota. Sembra che nessuno si renda conto che il Vesuvio è un vulcano. Vorrei spiegare che le eruzioni possono avvenire con diverse modalità, ad esempio esistono casi in cui la lava fuoriesce e scorre fluida in un fiume incandescente, come avviene nei vulcani hawaiani; altre eruzioni dove la lava è densa e viscosa e avanza scorrendo lentamente formando una lingua di roccia scoriacea, come quella che si può ammirare nel fondo della Valle del Gigante, è questa la lava dell’ultima eruzione vesuviana del 1944;

Vesuvio lava eruzione 1944

(la lava dell'ultima eruzione vesuviana del 1944)

certe volte la lava può perfino solidificare in un accumulo a forma di cupola che prende il nome di duomo lavico, come nel caso del vicino Colle Umberto, dove ha sede l’antico Osservatorio Vesuviano, formatosi durante l’eruzione del 1895.

Vesuvio: colle Umberto

(il Colle Umberto al Vesuvio)

Ci sono anche eruzioni in cui la spinta alla fuoriuscita dalla terra è data da un’enorme esplosione di gas che frantuma il magma in tanti pezzetti proiettandoli in alto e che, successivamente, per caduta si sparpagliano tutt’intorno al vulcano. Questi brandelli di magma frantumato prendono il nome di piroclasti (dal greco pyros fuoco e klasto spezzare, ovvero “roccia spezzata dal fuoco”). L’incoerenza dei depositi piroclastici è dunque la causa della sdrucciolevolezza del sentiero.

Un sentiero del gran cono al Vesuvio

(il sentiero del Gran Cono al Vesuvio)

Distolgo un attimo la mente dal pensiero per ammirare nuovamente il panorama, percorro con lo sguardo la linea di costa, da Miseno a Castellammare e un nome mi rimbomba in testa: Plinio! Un tipo di eruzione piroclastica molto potente è detta proprio pliniana, in onore di due grandi personaggi storici, Plinio il vecchio e Plinio il giovane che vissero e raccontarono gli eventi dell’eruzione del 79 d.C., quella, per intenderci, che distrusse le importanti città romane di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti.

Plinio il vecchio era un illustre studioso della natura, risiedeva a Miseno dove comandava la flotta dell’Impero romano. Dalla città flegrea, il giorno 24 agosto, di duemila anni fa, vide alzarsi nel cielo una enorme nube scura, che forse superava i 40 chilometri di altezza. Una colonna immensa, che somigliava ad un tronco gigantesco, sovrastata da un pennacchio che sembrava la chioma di un albero. Plinio si stupì nel vedere l’insolito spettacolo, il Vesuvio a quel tempo non eruttava da circa otto secoli, e volle partire con alcune navi per studiare da vicino il fenomeno e portare soccorso alle persone che dimoravano nelle città vesuviane.

Cratere del Vesuvio

(il cratere del Gran Cono al Vesuvio)

Arrivato in prossimità di Pompei non riuscì ad approdare, per i troppi piroclasti che ostruivano il mare, e fu costretto a dirigersi verso la vicina città di Stabia. Ospite di un amico passò la notte in una sontuosa villa e al mattino, quando cercò di riprendere il mare, fu sorpreso da una nube di cenere che lo uccise. Plinio il giovane, per ricordare l’illustre zio, scrisse due lettere allo storico Tacito, descrivendo minuziosamente gli avvenimenti e fornendo così un primo resoconto attendibile di una eruzione. Per questi fatti, gli eventi vulcanici che hanno una dinamica simile a quella del 79 d.C. sono definiti “Eruzioni pliniane”.

Fumarole al Vesuvio

(le fumarole del Vesuvio)

Accompagnato dalla storia arrivo finalmente alla casupola delle guide, mi aspetto di trovarle impegnate a decantare le meraviglie del vulcano più famoso del mondo ed invece una di loro è impegnata a proporre, ad un gruppo di dieci ragazzi, un trekking fuori percorso. L’escursione è pericolosa, adatta a persone che non hanno problemi di cuore e di vertigini, precisa l’esperta guida vulcanologica. L’attività è offerta alla cifra di centoventi euro. I ragazzi scappano spaventati, non ho capito bene se dalla guida o dal prezzo.

casupola guide del Vesuvio

(la casupola delle guide al Gran Cono del Vesuvio)

Sul bordo del cono si fronteggiano una edicola votiva e le stazioni di rilevamento dell’Osservatorio Vesuviano, intanto all’interno del cratere sbuffano le fumarole, segno tangibile che il Vesuvio è ancora attivo. Ammiro un’ultima volta il paesaggio, riconosco l’antica Pompei e tutte le città della caotica provincia, intravedo le cave stracolme di rifiuti, il percorso del mitico Miglio d’Oro con quel che resta delle sontuose ville del ‘700, la Reggia di Portici… Secoli di storia e migliaia di vite, tutti aggrappati alle mammelle di questa madre vulcano.
Improvvisamente un urlo di gioia, di un gruppo di giovani, mi fa sobbalzare. Dai commenti concitati capisco che qualcosa di straordinario e importante è accaduto. Il vulcano non c'entra, la rumorosa felicità è merito del Napoli calcio che ha battuto, con un’autentica impresa, la Lazio in un rocambolesco 4 - 3 finale. La giornata prosegue così tra il serio e il faceto, il sacro e il profano, la bellezza e la terribilità, tratti distintivi di questa terra vulcanica.

Edicola votiva al Vesuvio

(un'edicola votiva al Gran Cono del Vesuvio)

Ritorno a casa in un vagone nuovamente stracolmo di turisti e tifosi, gli uni e gli altri accomunati, questa volta, da un sentimento di stanca e silenziosa indifferenza. Mentre il treno avanza lento in direzione Sorrento e l’orizzonte si tinge di un rosso tramonto, tiro un respiro profondo. L’aria è ancora pregna dell’odore del mare e della primavera vesuviana.

Twitter: @nandofnt


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