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il leccio

(di Sandro Strumia)


Leccio (Quercus ilex)È una quercia sempreverde facilmente distinguibile per la sua chioma di un bel colore verde scuro che contrasta nettamente con il bianco delle pareti calcaree. Le sue caratteristiche spiccatamente xerofile (cioè amante degli ambienti secchi) le permettono di sopravvivere in condizioni di estrema aridità. Le sue foglie coriacee sono un tipico esempio di sclerofillia, fenomeno grazie al quale la pianta riesce ad evitare i danni meccanici che si potrebbero verificare ai tessuti interni, nei periodi di maggiore aridità, quando la penuria di acqua tende a provocare un appassimento della foglia. 

La pagina inferiore delle foglie si presenta grigia e vellutata per la presenza di un gran numero di piccolissimi peli per la cui osservazione non basta stare vicino, ma bisogna anche essere forniti di una lente a forte ingrandimento. Essi proteggono dall'azione disidratante del vento gli stomi, aperture presenti sulla pagina inferiore delle foglie di tutte le piante grazie alle quali avvengono gli scambi gassosi con l'ambiente esterno. Nei periodi di siccità, però, gli stomi si possono trasformare in pericolosi rubinetti attraverso i quali la pianta potrebbe perdere notevoli quantità di acqua a causa della minore umidità dell'ambiente esterno rispetto ai tessuti della foglia; quindi la pianta si difende affossando gli stomi e circondandoli con una fitta peluria. La funzione dei peli è paragonabile all'azione frangivento dei canneti piantati dai contadini ai margini dei loro coltivi. 

Tale accorgimento è presente anche in altre essenze della macchia come l'Alaterno (Rhamnus alaternus L.) e il Lentisco (Pistacia lentiscus L.), arbusti anch'essi presenti, ma la cui identifica­zione da lontano è sicuramente più complicata.

È importante ricordare che, in tempi antichissimi, il Leccio era massicciamente presente lungo tutte le coste del Mediterraneo, al punto da costituire fitte foreste. La presenza dell'uomo e lo sviluppo della civiltà ha comportato la distruzione di queste foreste per far posto ai campi coltivati e perché il loro legno veniva utilizzato a scopo edilizio, per la costruzione di imbarcazioni, o come combustibile nei forni per l'estrazione dai metalli, della calce e dello zolfo. Ecco perché ormai il Leccio lo si trova abbarbicato alle rocce, relegato in punti inaccessibili dove riesce a sopravvivere grazie alle sue spiccate doti di xericità.

Diversamente dalle querce caducifolie, che nell’antichità evocavano regalità divina e politica, il leccio ha sempre ispirato simboli contraddittori. I Greci ed i Romani dicevano che le tre Parche funerarie si coronavano con le sue foglie; Seneca li considerava alberi tristi e Virgilio vi faceva risuonare i gridi del corvo; Pausania invece descriveva una foresta in Arcadia consacrata alla dea Era dove crescevano Lecci ed ulivi dalle stesse radici. Secondo una leggenda cristiana il Leccio fu l’unico albero a restare integro fornendo il legno per la Croce, mentre il legno di altri alberi si spezzava in infinite schegge. Questo fatto fu successivamente interpretato in modi opposti: alcuni tacciarono il Leccio di tradimento nei confronti degli altri alberi, mentre pare che San Francesco sostenesse che il Leccio era stato l’unico albero a capire l’importanza del sacrificio di Cristo.


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